Kaleidoscope Fieramilanocity

Concorso di idee: Make your mark in Milan
Esposto nel marzo 2015 all’Urban Center del Comune di Milano in galleria Vittorio Emanuele, Milano

Ho partecipato al concorso come progettista
Il progetto è pubblicato su Divisare by Europaconcorsi

Le dimensioni reali della tavola sono di 138×42 cm

La Fiera di Milano, ed in particolare quella che oggi è chiamata Fieramilanocity ha, in parte colto ed in parte determinato, una “modalità d’esistenza” propria delle realtà dell’area milanese; il perfetto dualismo efficienza-incanto che ogni persona che ha “vissuto” Milano conosce.
Questa “doppia identità” ha trovato la sua naturale collocazione all’interno del progetto Fiera di Milano perché ne è la netta personificazione.
Rappresentando la città, Fieramilanocity si è trasformata in un vero e proprio tempio dell’industria, dell’innovazione, della comunicazione, del commercio o più semplicemente dell’ingegno umano, incarnando la perfetta dualità negotium-otium ed identificando di fatto il reale motore dell’intera città di Milano.
Ed è proprio l’edificio dove sorgono i padiglioni di Fieramilanocity che si è dovuto far carico, non solo simbolicamente, di esprimere questa dualità di tempio dell’industria, del commercio e contemporaneamente di tempio della cultura, del sapere.

Il progetto proposto “KaleidoscopeFieramilanocity” si pone, all’interno dello scenario descritto, diversi obiettivi, tutti rivolti ad una reintegrazione, non solo funzionale, dell’edificio nel tessuto urbano milanese.
Prima fra tutte la finalità di riportare l’edificio ad una dimensione pubblica, di ricollocarlo ad una misura d’esperienza più umana e, se possibile, addirittura intima piuttosto che massificata.
In secondo luogo restituire peso simbolico ed iconicità proprio lungo i luoghi che definiscono gli accessi pedonali di Fieramilanocity.
Non ultima, la volontà di offrire alla città di Milano un’esperienza architettonica d’eccezione, spettacolare, decontestualizzante ma al contempo foriera di nuove centralità.

Il progetto ipotizza una struttura semiaperta, inclinata, collegata ai pilastri del percorso ciclopedonale, tirantata al timpano della struttura esistente e parzialmente coperta da un sistema di doppie vetrate opalescenti, in diretta relazione di continuità, non solo formale, con l’antistante piazza Gino Valle e che possa collegare il livello della strada ai piani interni del padiglione ed il percorso scoperto ciclopedonale alberato ai pianerottoli delle torri scale; il tutto partendo dalla zona di ingresso di Porta Teodorico, fino ad arrivare ad un punto panoramico posto a nord, sorvolando Porta Scarampo.
Inoltre, grazie alla notevole lunghezza del padiglione, il progetto prevede una pendenza dell’intera struttura inferiore all’otto per cento, che le permette di essere percorsa a piedi senza particolare fatica e senza l’ausilio di scale o ascensori.

KaleidoscopeFieramilanocity rappresenta il punto d’incontro fra la dimensione pubblica e quella privata di cui l’edificio è mancante.
KaleidoscopeFieramilanocity propone un nuovo concetto di spazio urbano, a metà strada fra lo spazio pubblico aperto e l’involucro architettonico privato.
KaleidoscopeFieramilanocity è luogo di provocazione spaziale e funzionale, ma non per questo utopico o teorico.
KaleidoscopeFieramilanocity oltre ad assolvere all’evidente funzione di energico landmark cittadino, si pone al suo interno un programma funzionale semplice ed ambizioso: offrire alla “distratta” città di Milano paesaggi straordinari, intimi, sorprendenti, atipici per la città stessa.

Partendo dall’ingresso su strada, gli ambienti che si susseguono, in ascesa verso il punto panoramico, formano veri e propri habitat autoconclusi.

KaleidoscopeFieramilanocity apre una parentesi di naturalità, di incanto spaziale ed architettonico, connettendosi, come un’indispensabile superfetazione, ai padiglioni di Fiera Milano. Gli ecosistemi architettonici che si susseguono lungo lo spazio inclinato di questo imponente segno urbano, richiamano alla mente paesaggi naturali lontani, landscapes apparentemente incompatibili con la frenesia della città che li ospita. Un itinerario sintetico, che si distende dinanzi agli occhi di chi lo attraversa, come un utopistico viaggio all’interno di luoghi impossibili. Questo antagonismo funzionale e formale esterno/interno segna ancor di più la contrapposizione tra il poderoso gesto visibile esteriormente e lo stupefacente fascino degli ambienti in esso contenuti. Per questi motivi, per la sequenza di spazi sorprendenti che si succedono all’interno del lungo volume inclinato, il riferimento al caleidoscopio come metafora risulta inevitabile.

error: Content is protected !!